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lunedì 16 agosto 2010

versi prima di coricarsi - SULUTUMANa, Il tuo culo


Vorrei esser la tua pancia, l'onda del tuo respiro
Vorrei essere l'oceano calmo che ti attraversa
Vorrei essere il tuo centro, il bottone del tuo ventre
Il tuo braccio che mi abbraccia
Vorrei esser la tua mano quando stai sotto la doccia
E vorrei essere il tuo suono, le tue lacrime di gioia
Vorrei esser le tue gambe che si immergono nel mare
Ed il tuo vento nei capelli, il tuo collo nella sciarpa
Vorrei essere il tuo piede quando esce dalla scarpa
Vorrei essere il tuo naso impreciso sinuoso
La tua bocca il tuo riso ah ah ah ah fragoroso
La tua lingua mentre scioglie il gorgonzola
Vorrei esser le tue orecchie quando è festa e c'è la banda
Per le strade e nelle piazze, vorrei esser la tua schiena
Per un'ora di carezze, vorrei essere ciliegie
Sulle cime dei tuoi seni, vorrei essere i tuoi occhi
Che si riempiono di cielo
Vorrei esser la tua pancia, l'onda del tuo respiro
Vorrei essere l'oceano calmo che ti attraversa
E vorrei essere il tuo suono, le tue lacrime di gioia
Vorrei esser le tue gambe che si immergono nel mare
Ed il tuo vento nei capelli, il tuo collo nella sciarpa
Vorrei essere il tuo piede quando esce dalla scarpa
Vorrei essere i tuoi sensi, il tuo gioco preferito
Vorrei essere i tuoi occhi quando si aprono al mattino
E si riempiono di cielo, mentre schiudi le persiane
Vorrei essere il tuo culo

venerdì 25 dicembre 2009

MdD #8 (Marco), SULUTUMANa, La danza


Sulutumana, in dialetto lecchese "sull'ottomana", ovvero sul divano. E ascoltando il cd per molti aspetti sembra davvero di essere seduti sul divano di una casa italiana. Come in un album di famiglia, si rivedono nella musica dei Sulutumana (loro hanno il vezzo di scriverlo tutto maiuscolo con l'ultima "a" minuscola, mah...) tante facce conosciute della cultura musicale italiana. Citazioni precise di Paolo Conte ("Il frigo"), echi di De Andrè ("Cussesumaiami"), De Gregori e Fossati, ma anche di musica bandistica e folk, il tutto dentro un album omogeneo, con una cifra stilistica chiara, di fattura assolutamente artigianale da parte di una formazione interessantissima, con 2 belle voci soliste, chitarra, violino, flauto, contrabbasso, pianoforte e batteria. Le composizioni sono tutte caratterizzate da un intenso lirismo, che fortunatamente sfugge all'atteggiamento compiaciuto di tanti aspiranti poeti. Da "Pomeriggio", piccola delizia scarabocchiata, alla title-track, col suo crescendo vorticoso, a "Viola", cantata in dialetto e forse il pezzo musicalmente più compiuto alla meravigliosa marcetta di "La vera storia di Marisa Pucheria", è tutto un caleidoscopio di musica suonata in punta di dita, senza una sbavatura, senza sudditanza agli stilemi imperanti, senza un eccesso, con una compostezza rara per un disco di esordio. Raffinati senza essere saccenti, poetici senza essere nè drammatici nè sdolcinati, i Sulutumana si votano da subito ad essere prodotto di nicchia, senza alcun appeal commerciale e senza alcuna chance di diventare icone. Come una vera bottega artigianale confezionano il loro prodotto con cura, devozione, e maestria, senza ostentazione, lasciando all'ascoltatore sia il gusto dell'ascolto che della percezione del processo creativo. E come per la bottega di un buon artigiano, chi ne conosce l'indirizzo poi ci torna sovente.