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venerdì 1 aprile 2011

Erland and the Carnival - Nightingale

Come passa il tempo... sembra ieri che Marc's segnalava qui l'album d'esordio di questo trio inglese.
E già è arrivato il momento di parlare del loro nuovo album.
Ah, tempus fugit...

No, scherzi a parte, questi qua sono piuttosto prolifici e in poco più di un anno hanno pubblicato due album, il secondo dei quali, questo Nightingale uscito da pochissimo.
E siamo di nuovo là: folk, pop, rock, un po' di revival ("questa mi ricorda..."), qualche azzardo innovatore, ma soprattutto tanta voglia di accattivare e di sorprendere allo stesso tempo. Per cui, oltre la melodia gradevole e canticchiabile ci si trova spiazzati da un improvviso o sottile cambio di registro, dove già pensavi di prevedere come andasse a finire ti ritrovi piacevolmente ad inseguire nuove direzioni.

Continuate così, boys, un'altra bella segnalazione il prossimo anno non ve la leva nessuno.

giovedì 13 gennaio 2011

Neil Young - Le Noise

Ammetto di conoscere poco Neil Young, e non me ne vanto affatto. Anzi, tra i propositi dell'anno nuovo dovrei inserire la voce "Approfondire la faccenda Neil Young", solo che con quel popò di discografia e l'attenzione che merita, la questione mi intimidisce un po'. Vedremo.
Comunque mi sono procurato questo ultimo suo disco. E mi è piaciuto, e parecchio pure.
In pratica c'è solo lui, voce e chitarra. Per otto canzoni.
Che detto così sembrerebbe l'annuncio di una palla insopportabile, e invece no. Sono bei pezzi, si ascoltano volentieri. Le chitarre sono immancabilmente distorte, con il risultato di riempire molto bene un accompagnamento altrimenti scarno, la voce risente un po' degli anni passati, ma regge bene la prova. In un paio di brani la chitarra imbracciata è quella acustica, e noto che questi sono quelli che mi piacciono di più nell'album. Vorrà dire qualcosa???
Consigliato.

venerdì 7 gennaio 2011

The Organ - Grab That Gun

Una meteora. Un solo disco, un tour e poi lo scioglimento.
Però è un disco che vale la pena ascoltare, soprattutto se si hanno sufficienti anni sulla groppa da emozionarsi nel sentire sonorità e stili che richiamano in modo quasi filologico una certa new-wave anni '80, Cure, Joy Division, The Smiths, Sound…
Quanto di più derivativo possa esserci, dunque, ma gustosissimo. Il gruppo è (era) composto solo da ragazze e questo ingrediente contribuisce a dare un'aria di freschezza a melodie peraltro piuttosto accattivanti. Rispetto a quei modelli là, infatti, le atmosfere sono molto meno cupe, si sta più in zona pop e la voce femminile contribuisce a dare luminosità e colore.
È un disco del 2006, l'avevo ascoltato parecchio quando l'avevo comprato, poi era rimasto lì in cd-teca per anni, assieme ad altri dischi che dovrei tirare fuori più spesso. Qualche giorno fa poi è stato estratto per fare colonna sonora ad una domenica mattina e ho scoperto che, pur rimanendo un disco senta elevatissime pretese, mantiene sempre la sua carica di trascinante piacevolezza. E mentre mi facevo la barba ne seguivo il ritmo col piedino, e durante i lavori domestici domenicali ne ballavo su qualche passaggio, e per un paio di giorni a seguire ne ho canticchiato ossessivamente alcuni ritornelli.
Senza pretese, ma ogni tanto ci vuole qualche disco che abbia questi effetti.

martedì 21 dicembre 2010

Antony and the Johnsons - Swanlights

Solo una nota, ma doverosa.
Stamattina, per vari motivi (non gravi, eh), sono partito di casa incazzato come una scimmia.
Perfino il recitare di Mimì Clementi mi avrebbe dato sui nervi, e questo la dice lunga, dato che è noto quanto io sia un piccolo fan dei Massimo Volume.
Ho ficcato nel lettore il nuovo disco di A&tJ e l'ho lasciato girare continuando a pensare ai cazzi miei. Dopo un po' mi sono accorto che Antony stava gorgogliando i suoi vocalizzi in vibrato, gli ho prestato un minimo di attenzione e mi son detto "Questo no, eh. Hai rotto proprio i coglioni con 'sta voce!" e ho solo immaginato, ma già con una bella soddisfazione, di premere il tasto eject, prendere il cd e scagliarlo a mo' di frisbee fuori dall'auto in corsa, a schiantarsi contro il ruvido muro che sfilava a fianco strada.
Non l'ho fatto, naturalmente, e non ne ho neanche interrotto la riproduzione.
E ho fatto bene, anzi, benissimo.
Antony è un grandissimo che sa usare quella voce insolita in modo magistrale. In quest'album poi lo stile è molto melodico e solare, meno cupo del precedente. Più pop, insomma e il vocalizzo di cui dicevo è solo un intermezzo nel primo brano, anche bello da ascoltare per bene.
In ogni caso alla fine è riuscito a rasserenarmi, a cullarmi beatamente nel viaggio verso il lavoro, a sciogliere quel nodo di incazzatura che avevo nel gozzo.
Poi magari, riascoltato con animo più tranquillo, potrebbe rivelarsi troppo accessibile, ma per il momento va benone, è un disco davvero piacevolissimo.


Non ho ancora finito di ascoltarlo, volevo solo riportare questa prima impressione perché almeno per me è più determinante che una critica a freddo.

domenica 28 novembre 2010

Zaz - Zaz

Una specie di Jovanotta transalpina, zazzeruta e fricchettona, che gigioneggia con la musique d'oltralpe. Vai di bal musette, fisarmoniche tziganeggianti e melodie jazzatine, con produzione minimale, quasi in presa diretta. La batteria spazzolata e le guitares semiacustiche  reggono brani che occhieggiano a Vian e la  Zaz (vero nome Isabelle)  ci ricama dei melismi che non entrano nella storia . In Francia è diventata un caso, alcuni giornali l'hanno incensata come il futuro incarnato, les inrockuptibles ed altri la stroncano come banalità regnante,  e la sua "Je veux" è stata issata su tutte le radio a vessillo anticonsumista.  Nuova bandiera di una musica che torna all'artigianato o ennesimo equivoco? Probabilmente la verità sta, come spesso, in mezzo: la ragazza è bravina, la voce è così così, la minimalità della produzione sapientemente studiata ed il prodotto finale garbato, ma di genio ce n'è poco. Meno ruspante e schierato delle grandi  Femmouzes T (a proposito, la loro "On parle de parité" è veramente un inno), meno intrigante delle varie Keren Ann o Francoiz Breut, la Zaz sembra un po' la sorella francofona di Amparanoia. Buona lena, ritmo e gusto, una centrocampista dai piedi appena discreti, ma inventiva poca. Per noi quarantenni, sarebbe Tresor o Giresse, non  certo Platini.

giovedì 7 ottobre 2010

Antony in preview

Non state più nella pelle, eh? Non ne potete più dell'attesa? Avete consumato le unghie a furia di rosicchiarle?
Sfogatevi allora. Il Guardian ha messo in streaming l'intero nuovo album di Antony and the Johnsons, la cui uscita è prevista per l'insopportabilmente lontano 11 ottobre.
(NB Se vi interessa, la traccia in cui duetta con Björk è Flétta)

mercoledì 22 settembre 2010

Antony and the Johnsons - Thank You For Your Love EP

Il nuovo album di Antony Hegarty e i suoi Johnsons uscirà il prossimo 5 ottobre, e questa è già una bella notizia.
Nel frattempo è appena uscito questo EP che ne anticipa un brano (la title-track) e che contiene altri 4 pezzi, di cui 2 sono cover, una di Bob Dylan (Pressing On) e Imagine (sì, quell’Imagine là).
Per quel che mi riguarda i pezzi meno belli sono proprio Thank You For Your Love e Imagine.
Gli altri, come quasi sempre succede quando Antony ci mette lo zampino (e soprattutto la voce), sono dei piccoli deliziosi gioielli.

martedì 21 settembre 2010

Grinderman

Nick Cave è un Grandissimo.
È uscito il suo nuovo lavoro a nome di Grinderman, ed è davvero una bomba.
Per ora può bastare, ma ne riparleremo senz'altro.

lunedì 20 settembre 2010

Blonde Redhead - Penny Sparkle

I Blonde Redhead sono Kazu Makino, chanteuse giapponese (almeno di origini), sexy come un sospiro di Jane Birkin, e due gemelli italiani (ma canadesi-americani di adozione in tenera età) che suonano e talvolta cantano anche loro (uno di loro, ma son gemelli…).
Sono in giro dall’ormai lontano 1993 e questo è il loro ottavo album.
Anche loro hanno subito nel tempo una netta metamorfosi tra quelle che furono le attitudini iniziali piuttosto rumorose (epigoni dei Sonic Youth, li avevano definiti) e i successivi ammorbidimenti pop.
Quest’ultimo album sancisce infatti definitivamente una deriva verso lidi melodici che era già iniziata qualche album fa, ma che ora appare definitivamente compiuta.
Melodie soffici e orecchiabili, la voce di Kazu, un tempo troppo acuta per qualcuno, ha guadagnato un po’ di profondità, le tastiere e l’elettronica la fanno da padrona, mettendo da parte chitarre e batteria analogica, accenni di ballate e splendidi arrangiamenti, in bilico tra suggestioni anni ’80 (a volte ricordano certe sonorità dei Pet Shop Boys) e sofisticato dream-pop.
Splendido disco da viaggio, in questo periodo di (troppi) viaggi in macchina, riesce a riempirmi i panorami autostradali di tinte tenui e colorate cullandomi, a volte pericolosamente, con le sue atmosfere delicate e coinvolgenti.
Qui sotto un video con un brano di questo album, tanto per farvi un’idea:

martedì 17 agosto 2010

Arturo Stalteri - Half Angels

Confesso: non ho alcuna competenza per recensire seriamente questo disco. Ho una collezione risicatissima di musica pianistica (qualcosa Tsabropoulos, Tiersen, Mirabassi jr...), non capisco una beata cippa di armonia, insomma, sarebbe molto meglio non sproloquiare e richiudersi in un educato silenzio. Ma sono giorni che sento e risento questo album grazioso e garbato, moody (un anglicismo che da tono alla recensione) senza essere cupo, abbordabilissimo anche da orecchie incolte come le mie senza essere banale. Magari Abo o altri uomini di musica me lo stroncheranno, chissà, intanto Stalteri resta li nel cassettino del CD. Insomma, tutta sta sbrodolata per dire "mi piace" senza un perchè. Forse non il massimo come recensione, però sincera.

lunedì 16 agosto 2010

Vinicio Capossela, "Da solo", 2008

Siamo tutti accesamente devoti di San Vinicio, per aver italianizzato la lezione di Tommaso Waits e svecchiato (e, diciamolo, reso più accattivante) quella dell'Avv. Conte, insomma per essere Capossela. E quando Vinicione si è messo a mescolare altre influenze (la musica mariachi, quella bandistica) abbiamo plaudito riverenti. Ma se Capossela smettere essere Capossela e comincia a fare Capossela, ecco che i conti non tornano più. Come in questo "Da solo", più ombroso del precedente e già troppo compiaciuto "Ovunque proteggi", in cui il Vinicio gigioneggia più che mai, sbraca nella misura dei brani e non produce il gioiellino che si staccchi da una generica mediocrità. Troppe marcette, troppe leziosaggini fanciullesche, eccessivo il ricorso al nonsense dei testi. Nostalgici dell'ironia di "Marajà", del lirismo assoluto di "Ultimo amore" dell'immediatezza giocosa di "Allora mambo", imploriamo accorati San Vinicio per un sano ritorno alle origini. Da solo, appunto, può fare benissimo.

giovedì 12 agosto 2010

Unwoman, "Casualties", 2010

Erica Mulkey, violoncellista e cantante, darkeggia su melodie sinuose e tristarelle, stendendo su un tappeto di tastiere il suo violoncello, il cui lamento connota in maniera marcata tutta la sua produzione musicale. Il supporto dell'elettronica è invece variabile, talvolta praticamente assente. Nonostante i natali californiani, Unwoman (come tradurlo? boh, "anti-donna" "de-femmina", ...fate voi) guarda decisamente a modelli britannici, su tutti alla diva Siouxsie, di cui riprende anche il look oltre che il cantato, ma è anche chairo che la signorina ha sentito a lungo Kate Bush. Il risultato è assai buono, particolarmente gradito a palati nostalgici del dark che fu, con l'unico limite di una certa eccessiva omogeneità, che sfocia in monotonia. Pezzo preferito: "Pillars of salt".

mercoledì 21 luglio 2010

Angus & Julia Stone - Down The Way

Coppia di fratellini australiani alle prese con pop melodico e sentimentale. Ascolto rilassato e rilassante piuttosto piacevole e senza particolare impegno. Belle le voci, arrangiamenti chitarra+archi per momenti melanconici.
Niente di che strapparsi i capelli, ma se volete qualcosa con cui svagarvi, questo è perfetto.

mercoledì 16 giugno 2010

How To Destroy Angels

Trent Raznor non deve avere un carattere molto facile. Almeno per i discografici.
Non ho idea di quale siano le dinamiche, di chi faccia il difficile e chi esageri nelle pretese, fatto sta che da un po’ di tempo in qua, il buon Trent preferisce pubblicare il suo lavoro gratuitamente su internet piuttosto che fare guadagnare un centesimo alle case discografiche.
Dopo avere accantonato (definitivamente?) i Nine Inch Nails, Raznor ha iniziato a seguire alcuni progetti laterali, l’ultimo dei quali è questo How To Destroy Angels che vede coinvolti anche la moglie Mariqueen Maandig (già cantante dei West Indian Girl, che personalmente sconosco) e del suo abituale fido braccio destro Atticus Ross.
Ne è venuto fuori un EP (messo a disposizione per il download gratuito sul sito ufficiale) cupo come tutte le creature del nostro, ma più vicino ai Massive Attack degli ultimi album che ai NIN. Un bel disco comunque, in cui la voce femminile stempera e ammorbidisce il sound altrimenti tetro in cui sono le basse frequenze a farla da padrone, con influssi che vanno dal trip-hop (The Space In Beetween), a echi industrial (Parasite) a un certo funk malato (Fur Lined), techno (BBB, The Believers) , fino ad ammorbidirsi nella conclusiva A Drowning che ricorda un po’ certi Cure di Disintegration.
Viene via a niente, dategli un ascolto.
Qui sotto il video di The Space in Between, tanto per farvi un'idea:

How To Destroy Angels: The Space in Between [HD] from How To Destroy Angels on Vimeo.

martedì 25 maggio 2010

Miles Davis - Live in Rome & Copenhagen 1969

Per chi apprezza il genere: è stato da poco pubblicato da Gambit un doppio CD contenente le registrazioni di 2 concerti del 1969 del Miles Davis quintet, zona “svolta elettrica”, per intenderci (Davis, Shorter, Corea, Holland, De Jonette ).
È l’occasione di assistere ad un evento altrimenti irripetibile: l’atto creativo colto nel momento in cui si realizza. I brani, come succede quasi sempre nel jazz, ma in questi episodi tendenti al free ancora di più, sono solo un canovaccio, una traccia per i musicisti, ma l’interpretazione di essa è totalmente delegata al loro estro. E che estro!
Più di 2 ore di musica di altissimo livello, oscillante tra tenui rumorismi (l’introduzione è disorientante, per usare un eufemismo), energetiche cavalcate jazz con un Miles Davis in formissima, meditabonde ballads… Un universo musicale contenuto in un jewel-box.
Per chi apprezza il genere.

PS Attenzione, chi poco frequenta il jazz non inizi da questa roba qua. Siamo nell’ostico avanzato.

venerdì 21 maggio 2010

John Grant - Queen of Denmark

Un bell'album fatto di belle canzoni. Tutto qui.
È la voce a farla da padrona in questo CD, e John Grant (ex leader degli Czars, ma io francamente non li conoscevo), la voce ce l'ha davvero bella. Calda, pulita, intensa.
E le canzoni, pur essendo solo canzoni e pure piuttosto melodiche, sono davvero belle e non banali.
Ai primi ascolti mi sono accorto di essere sempre timoroso per la scivolata nell'ovvio, a dire "adesso se ne viene fuori con la soluzione facile da canzonetta", e invece riesce sempre a mantenersi un pelo al di là, oltre i confini dello scontato.
Poi i riferimenti ci sono, ci mancherebbe, ogni tanto fanno capolino certe atmosfere prog anni '70, ma solo ogni tanto, poi certo cantautorato moderno, tipo Rufus Wainwright o Antony and the Johnsons.
Alle spalle, agli strumenti, ci sono i Midlake, band texana con cui Grant ha condiviso alcune date del tour facendo da spalla nei concerti.
Pare che siano stati incantati dalle sue esibizioni soliste e che avrebbero considerato un delitto non fargliele incidere come si deve.
E per quanto mi riguarda hanno avuto ragione da vendere.

martedì 18 maggio 2010

Cocorosie - Grey Oceans

Avete presente la storiella del tizio che imbocca l’autostrada contromano e pensa che siano tutti quelli che gli vengono incontro ad avere preso la direzione sbagliata?
Beh, è quello che mi è venuto in mente ascoltando questo disco.
Sia in rete che sui giornali non ho trovato una recensione positiva, al massimo dei liquidatori 6,5, mentre a me piace un sacco. E questo, a differenza del tizio della barzelletta, mi ha fatto pensare di essere contromano, soprattutto rispetto alle fonti che solitamente trovo autorevoli.
Invece, per quanto poi mi sia sforzato di essere critico, continuo a ritenerlo un bell’album.
I richiami a cose già sentite sono tanti, la divina Björk su tutti (ma pure Laurie Anderson), ma in fondo inizio a pensare che sia un problema di qualunque cantantessa che provi a pasticciare con la propria voce e utilizzi diavolerie elettroniche per comporre musica: il paragone impietoso con miss Guðmundsdóttir salta inevitabilmente fuori, tanto vale farsene una ragione.
Per il resto, ho ascoltato 11 brani gradevolissimi, in bilico tra il folk intimista e le derive elettroniche, qualche scarto dance e ballate pianistiche. Qualche bella sorpresa imprevista, arrangiamenti particolari e un uso bizzarro delle voci ne fanno un disco gradevolmente insolito.
Da altre parti leggerete di accorgimenti furbetti o soluzioni facilotte. Sarà, però io continuo a pensare che, pur rimanendo in ambito pop, siamo al cospetto di un lavoro interessante e curato, non un capolavoro, no, ma di certo di livello davvero buono.

Ah, la copertina invece fa davvero schifo. A parte la foto, la grafica sembra fatta di corsa con PowerPoint.

venerdì 14 maggio 2010

Gonjasufi - A Sufi and a Killer

Tipico prodotto di casa Warp, in altre parole: una cosa molto difficilmente definibile. Un patchwork di generi e stili, campionati e sporcati, c'è hip-hop e terzomondo, Tricky e la Giamaica, nenie arabeggianti e cavalcate kraut-rock, dub e western.
19 brani che non sono neanche canzoni. Tracce, frammenti.
Un gran casino, insomma. Ma piacevolissimo e molto più ponderato e preciso di quanto possa sembrare, colonna sonora perfetta per le giornate piovose.

Ah, Sumach Valentine, aka Gonjasufi, è questo tizio qua sotto.
Tanto per farsi un'idea.

giovedì 13 maggio 2010

LCD Soundsystem - This Is Happening

Il nuovo album degli LCD Soundsystem spacca.
E di brutto pure.










PS: questo post non vuole affatto essere il prototipo per le "Brevissime segnalazioni", ci mancherebbe. Solo che quella cosa che ho scritto qui sopra è esattamente quello che ho pensato ascoltando quest'album.
Sono un po' tamarro, in fondo. Lo so.

Brevissime segnalazioni

Inauguro oggi l’ennesima rubrica e decido unilateralmente di chiamarla, come da titolo del post, “Brevissime segnalazioni”.
Mi scaturisce semplicemente dal fatto che in questo periodo sto viaggiando parecchio in macchina, il che si traduce in un sacco di musica ascoltata, ma pure in poco tempo per parlarne. Sto quindi ascoltando diverse cose di cui mi piacerebbe almeno dare notizia, per cui mi premurerò di farlo anche se solo con qualche riga invece della solita sbrodolata di recensione.
Amen.