martedì 12 gennaio 2010

Ciao Lhasa...


Scopro tristemente oggi che il 1° gennaio è morta Lhasa. Lhasa De Sela era una musicista statunitense di nascita, messicana di adozione, che viveva in Canada dopo aver girovagato con i genitori fricchettonissimi (l'hanno chiamata come la capitale del Tibet, una sorella si chiama Sky) peregrinando sullo scuolabus trasformato in abitazione tra Stati Uniti e Messico. Ha pubblicato 3 dischi in cui le influenze latinoamericane si sposavano con la strumentazione country e cajun e con venature jazzistiche sperimentate nella francofona Montreal. Parlava e cantava in 3 lingue, Lhasa, con una voce sensuale e ruvida, e scriveva con Yves Desrosiers delle canzoni belle, romantiche il giusto, con delle liriche ricchissime sotto l'apparente semplicità da far pensare che avesse un debole per Garcia Lorca. Se ne è andata a 37 anni, per un tumore con cui ha lottato, per perdere, come molti.
Ciao, Lhasa querida, ti ricordo con una canzone sul ricordare, El árbol del olvido, l'albero dell'oblio.

En mi pago hay un árbol,
Que del olvido se llama,
Donde van a consolarse,
Vidalita,
Los moribundos del alma.
Para no pensar en vos,
En el árbol del olvido,
Me acosté una nochecita,
Vidalita,
Y me quedé bien dormida.

Y al despertar de aquel sueño,
Pensaba en vos otra vez,
Pues me olvidé de olvidarte,
Vidalita,
En cuantito me acosté.

3 commenti:

  1. non la conoscevo, ma oggi ho sentito qualcosa, era molto brava.

    R.I.P.

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  2. Bravo, Marc's, non avresti potuto presentarla meglio. Aggiungo solo che mi mancherà eccome per la sua sensibilità, la sua profondità di scrittura, la sua dolcezza e le sue capacità interpretative non comuni. E forse ancor di più per la sua abissale lontananza da certe starlet chiassose e imbellettate tanto osannate da certa critica.
    Vabbè, che dire: Lhasa non c'è più e Andreotti è ancora lì. Cazzo.

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