giovedì 10 giugno 2010

Plastic Ono Band

Alcuni di noi hanno avuto un rapporto un po’ conflittuale con la figura di John Lennon. Io sono cresciuto musicalmente negli anni ’80, nel senso che in quel decennio ho avuto tra i 10 e i 20 anni ed è lì che ho iniziato a scoprire la musica e i suoi protagonisti.
Quando ci ho avuto a che fare quindi, John Lennon era già una leggenda del passato e come dicevo il sentimento che alcuni di noi provavano non era del tutto positivo.
Troppo facile apprezzare John Lennon. Questo era il punto, credo. Si era in quell’età in cui è normale, forse addirittura sano, essere iconoclasti, e quello là coi suoi occhialini tondi era un bersaglio troppo ben esposto per lasciarcelo sfuggire.
Si partiva dai Beatles naturalmente. Della coppia Lennon/McCartney, John secondo una ben diffusa concezione era ritenuto l’anima geniale, quello che andava fuori dagli schemi, mentre Paul più in quadrato e convenzionale era il preciso ed ordinato lavoratore.
A noi questa cosa però non andava giù, era frutto di una visione superficiale ed ingenua della musica. McCartney era un vero genio, capace tra l’altro di tradurre in splendido pop delle idee da cui chiunque altro non sarebbe stato in grado di tirare fuori altro che polpettoni indigeribili. E John faceva parte della coppia o ne era l’alter-ego in certi casi, ma in ogni caso per nulla superiore.
E la prova era palese, e si traduceva in 2 canzoni: Imagine e Give Peace a Chance. John, separatosi da Paul aveva prodotto quelle due brutture che erano palesemente molto inferiori alla produzione dei Beatles.
Precisiamo: non che oggi io pensi che Imagine sia così brutta, quello che ci stava sul gozzo era lo sproporzionato successo commerciale e soprattutto emotivo che aveva quella canzone zeppa di ingenui banalità. Troppo poco sofisticata per i nostri gusti.
Poi il successo della sua immagine tra fricchettoni e post-hippie: troppo amato da chi noi si snobbava per entrare nelle nostre simpatie.
Insomma, John Lennon non rientrava tra i nostri miti (e non starò a dirvi quali invece ci rientravano, la mia predisposizione all’autoflagellazione ha un limite).

Tutto questo blablabla è solo per dire che ultimamente mi sono procurato l’album omonimo della Plastic Ono Band. Ed ho riscoperto che Lennon era davvero bravo e che anche tra quello che ha fatto dopo i Beatles c'è del buono. Questo album, per dire, è veramente molto molto bello.
Lo conosco ancora poco per poterne parlare approfonditamente, ma contiene una bella carrellata di pezzi notevolissimi. Alcune sofferte (l’iniziale Mother, Remember), altre più militanti (Working Class Hero), altre più semplici (Isolation, Love, la bellissima Look at Me), ma sempre in quello splendido bilico tra semplicità pop e profondità sperimentale che caratterizzò gli ormai ex Beatles (I don’t believe in Beatles, dice nella risolutiva God).

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